Utente: 0malia0
Nome: Malia
Esperta ingannatrice, ero una delle tre inseparabili arpie, soprannominate Cicciput in una notte di tocca e fondo e giri turchi. A ognuna un potere: Vita poteva far stare male una persona con una breve frase; Elle poteva far sentire le persone attorno a sè delle nullità; io potevo ingannare dicendo mezze verità. Poteri, stranamente, influenzati dalle fasi lunari, reattivi all'alcool e difficilmente controllabili ogni 28 giorni. La Legge, non scritta, tra noi era di non usare i poteri l'una contro l'altra; ma in una notte di luna calante, per tutte e tre coincise il ventottesimo giorno e i poteri, bagnati dall'alcool, crebbero al punto da prendere il sopravvento e farci infrangere la Legge. Il dolore che ci procurammo a vicenda fu tale da non poter più guardarci in faccia. Ci separammo e da allora cerco in tutti i modi di svelare ogni mia mezza verità per potermi liberare di quel potere che troppe volte ha preso il sopravvento su di me.

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giovedì, 01 ottobre 2009


 

Ps. sì, le persone possono cambiare!
se riconoscono i propri difetti, dopo essersi semplicemente guardati allo specchio o dopo averli rivisti negli altri;
se decidono di migliorare, pur di non far girare dall'altro lato chi amano;
se non resta altro da fare per essere accettati;
e magari ci vuole del tempo prima che prendano il coraggio di dare una svolta, ma tanto c'è sempre tempo per cambiare, anzi....
più il tempo passa, più le tecniche della chirurgia plastica migliorano! 


scritto da Malia
alle 19:07
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domenica, 13 settembre 2009


Andy Warhol diceva:
Quando conosci una persona, mostrale subito i tuoi difetti, lasciando che scopra da sè i tuoi pregi”.

Quello che non diceva è se poi pregi e difetti andassero accettati senza condizioni o se fosse nel nostro diritto rifiutarne qualcuno (qualche difetto, intendo).

La formula attuale dei rapporti sembra essere quella del tutto o niente  per cui se conosci una persona la devi accettare così com’è, senza pretendere di cambiarla; oppure, se non puoi fare a meno di ridurla ai suoi difetti, la cestini!

“Amami per quella che sono, non per quella che potrei essere se cambiassi!”
Quando fai notare che un difetto ti dà fastidio o, peggio, ti fa male, è questa la risposta più gettonata, come se fosse l’Undicesimo Comandamento.
E di sicuro non è un comandamento del XIII secolo a.C.  ma lo è nel secolo appena iniziato. Un secolo in cui “Noi” sembra essere soltanto il titolo di un libro.

Ho impressione che la gente consideri  quel “Io non cambio per nessuno al mondo”  manifestazione di una personalità forte,  quando a me sembra solo espressione dell’individualismo che imperversa nella società.
Sì, è vero:  sei forte quando non ti lasci [s]travolgere da avvenimenti esterni, quando resisti a cambiamenti non voluti, quando non ti lasci influenzare dagli altri.
Ma dove sta la forza quando prendi consapevolezza di un difetto e decidi che gli altri ti devono accettare per come sei? Non richiede, forse, più impegno cambiare, piuttosto che cullarti nei tuoi difetti? E rifiutarti di cambiare, quando sai benissimo che, restando tale e quale, farai del male a persone che ami, non sa forse di un gesto egoistico?

 E quel che è peggio del rifiuto a cambiare è che non va mai da solo, ma  cammina a braccetto con l’ipocrisia e la rassegnazione:  infatti, gli amici, consapevoli che tu non cambierai, ad ogni torto che gli farai si rassegneranno a tollerarlo, a fingere che tutto vada bene e  a sfogarsi del male subito con altri amici [modo carino per dire che ne parleranno alle spalle], e nel peggiore dei casi si allontaneranno da te quando non ne potranno più.

 Nessun uomo è un’isola, dic eva un altro genio. E non so bene in che modo lo intendesse lui, ma io lo intendo nel senso che nessuno può vivere trincerato nel proprio mondo. Entrare in contatto con gli altri è inevitabile.  E quando accade di fronte hai due strade: quella dell’ipocrisia e della rassegnazione  che ti chiede di chiudere un occhio sui difetti dell’altro, sperando che l’altro faccia lo stesso; e quella della sincerità e dell’impegno che t’impone di  andare incontro all’altro e cambiare per lui se un tuo difetto può fargli del male.

Quindi ora, nella speranza che decida di cambiare, vorrei essere sincera con un amico, perché da come porta i capelli credo che nessuno sia mai stato sincero con lui facendogli notare i suoi difetti …
Altro che il migliore da 150 anni. Berlusconi,  unn’è cosa tua governari un paisi!

 

 

 

 


scritto da Malia
alle 01:18
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domenica, 26 aprile 2009


Ieri notte mi è stato domandato come sono arrivata qui.

Apro parentesi: sarebbe opportuno spiegare cosa s’intende per “Qui”, ma Quo e Qua sarebbero presi dall’invidia e l’invidia è davvero una brutta bestia, per la precisione, quella del mio vicino di casa che ha chiamato Envy (invidia in inglese) il suo coccodrillo domestico. Chiudo parentesi.

La risposta, ieri notte, è stata rapida e indolore (non come il resto della conversazione che per il mio interlocutore sarà stata dolorosa quanto poco rapida) e merita un approfondimento.
Ma per approfondire dobbiamo fare un passo indietro nel tempo e tornare alla notte tra il 26 aprile e l’1 maggio di un numero indefinito di anni fa. Sì, proprio quella notte!
Quella notte, dopo un’attenta analisi degli ultimi fatti accaduti, presi una decisione, andando contro le tante persone che mi volevano bene (cioè io e me stessa) che hanno cercato di dissuadermi. Ma nessuno di loro (quindi nè io nè me stessa) riuscì a fermarmi.

Apro parentesi: sarebbe opportuno dire quale decisione presi, ma anche no. Chiudo parentesi.

E’ stato come partire per un lungo viaggio.
Ma, a differenza di quando sono andata a Glasgow o a Key West, non ho avuto la sensazione di aver dimenticato qualcosa a casa; e non perché avessi preso tutto, ma perchè con me non avrei dovuto portare nulla.
Viaggi simili, con una valigia vuota in mano e mete inesistenti, ne ho fatti diversi.
Funziona così: una notte mi sveglio e trovo un messaggio nel cellulare, o una mail nel pc, o una lettera nel portalettere. E, chi in un modo chi in un altro, mi dicono tutti la stessa cosa: vuota la valigia, metti al massimo uno spazzolino e una buona dose di coraggio (o d' incoscienza, a scelta), e cammina sul filo fino a buttarti da un lato o dall’altro.
La cosa fondamentale, di volta in volta, è capire da che lato cadere prima che il filo si spezzi, perché se da un lato c’è una rete a proteggermi, dall’altro non c’è nulla e rischio di schiantarmi.
Scruto nel profondo, faccio un profondo respiro e, pentendomi profondamente di aver studiato invece che essermi data al funambolismo, vado sul filo.
Mi butto.
Il lato scelto è quello giusto. Il viaggio intrapreso è lungo. La meta è inesistente. Le scarpe sono scomode e non ne ho altre, ma… posso sempre comprarne un nuovo paio, perché, se è vero che non ho una meta, ho però un obiettivo ed è quello di riempire la valigia, quanto il più possibile, mettendo ogni cosa nel giusto ordine.

Apro parentesi: dopo averla riempita, andrò a giocare a “nella valigia c’è”, berrò a ogni errore (perché di cose ne avrò messe fin troppe, tanto da non ricordarle) e mi ubriacherò. Nell’ebrezza proverò a chiudere la valigia. Non ci riuscirò. Guarderò il cellulare, o la posta, o il portalettere. Troverò l’invito a un nuovo viaggio. E…sono sicura che prima o poi mi domanderò se il precedente viaggio è davvero terminato o se l’invito è solo una prova e, in realtà, devo impedire che quel viaggio termini. Chiudo parentesi.

Chiudo nota


scritto da Malia
alle 11:00
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martedì, 14 aprile 2009


“Questa è una delle cose che più mi piacciono di noi: la capacità di stare insieme, abbracciati, in silenzio, per un’ora o anche più.”

 

Quella frase mi ha spiazzata. Credevo che lo facessero tutti, che lo si facesse sempre. Dopo il sesso, o anche senza. Perché è uno dei momenti che preferisco, quello in cui non esistono dubbi, quello che ti fa sentire sicura, che ti rende indifferente ogni cosa che c’è all’infuori di quell’abbraccio. E’ uno di quei momenti in cui dimentichi i problemi e smetti d’invertarteli; in cui non ricordi più le ultime parole che ti hanno fatto stare male e in cui gli stessi pensieri scompaiono, perché non riesci a far altro che concentrarti sul suo respiro, sul battito del suo cuore, sull’incastro perfetto dei vostri corpi. E senti il suo profumo mischiarsi al tuo, senti la sua pelle scorrere sotto i tuoi polpastrelli, e senti…lui…ed è un momento di perfezione, in cui hai l’impressione che tutto vada bene, che tutto vada bene tra te e lui, tra te e tutto il resto.

E invece…

No, non tutti lo fanno, non sempre lo si fa.

Per esempio, c’è chi col silenzio si trova a disagio e non smette di parlare, o chi con te si vuole solo divertire e non sa che farsene di quei momenti, e, dopo aver preso quello che vuole, ha fretta di andarsene.  E in entrambi i casi, tra quelle due persone che hanno appena fatto sesso, manca qualcosa che, invece, è necessario perché si riesca e si voglia stare insieme, abbracciati, in silenzio.

Manca intimità.

Intimità: una parola di otto lettere che sta per eccomi qui davanti a te, ti metto a nudo la mia anima, prendila e feriscila quando e come vuoi.

E il problema dell’intimità, ad un tempo desiderata e temuta, è che riguarda più te e quello che ti manca, piuttosto che lui e quello che ti può offrire.

Quando desideri intimità cerchi qualcuno che riesca a demolire il muretto che ti sei costruita tutt’attorno, che faccia crollare le tue difese, che ti legga chiaramente, ma paradossalmente la persona a cui risulti più oscura e corazzata è la stessa a cui ti vorresti rivelare. La persona di cui ti vorresti fidare è proprio quella di cui ti fidi meno. E’ così che inizi a rendere tutto più difficile e i momenti di perfezione saranno sempre più lontani, se non irraggiungibili.


Ho voglia d’innamorarmi.


scritto da Malia
alle 00:07
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sabato, 04 aprile 2009


"Open your eyes, open your eyes, open your eyes"
Stranamente, oggi, mi sono svegliata proprio mentre stavo dormendo e, una volta aperti gli occhi, ho continuato a sognare.
E, diciamolo, non era proprio questo l'invito della calda e sensuale voce che mi ha svegliata, anzi...
Ma se ho un "conscio" che stenta a capire, ho un inconscio che lavora più che bene e una sensazione negativa mi ha subito assalita.
Di riflesso, mi sono guardata attorno per cercare qualche indizio nell mia stanza, ma non ho visto nulla.
Ovvio, con la serranda chiusa e la luce spenta era tutto buio.
Ho acceso l'abat-jour (che siamo internazionali oggi!) e...il crocifisso non era più al muro. Era caduto?
La sensazione negativa, crescendo e maturando (ma non muorendo, proprio come Andreotti) mi ha imposto una veloce valutazione di quanto accaduto nelle ultime settimane: herpes, torcicollo, storte, uccelli "portafortuna", sportello in faccia...
Che qualcuno mi volesse male era chiaro, ma non credevo che fosse proprio Lui da lassù...
Il crocifisso non era ancora tornato al posto che io avevo già capito: bisognava fare qualcosa chè la diritta via era smarrita (e vabbè che, per smarrirla, bisogna prima averla trovata e io non l'ho nemmeno cercata).
Guidata da un tom tom con la voce di Virgilio, ho esaminato il percorso intrapreso a dicembre e devo ammettere che di brutte curve, fatte a ripetizione, in salita e in discesa, ce ne sono state (in effetti, non sono mai scesa a Palermo così spesso come in questo periodo).
Ripensando al crocifisso, ho capito di dover dare una svolta (a sinistra, sempre a sinistra) e ho promesso a me stessa che mi sarei impegnata per far cambiare le cose e d evitare di ripercorrere sempre la stessa via. Quindi, indotta dal crocifisso e guidata dal tom tom, ho preso la mia decisione:
mi trasferisco a Palermo!

ps.  ora però sto ricordando: io non ho mai avuto un crocifisso in camera...


scritto da Malia
alle 14:19
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domenica, 29 marzo 2009



Il vento, talvolta, può portare qualcosa di buono: la pioggia alle zone secche, le onde ai surfisti, il movimento alle barche dell'American's cup e alle pale degli impianti eolici (certo non quelle sulla strada per Trapani, sempre ferme le vedo!), e poi il profumo del mare a chi passeggia sulla spiaggia e il fresco a chi dorme nelle caldi notti estive, e ancora Mary Poppins alla famiglia Banks e Vianne, Anouk e il loro Chocolat al paesino di Lasquenet.
Senza contare che se la pioggia ti bagna, il vento t'asciuga e se Maggio è ventoso l'anno è bondanzioso...
Ma lo scirocco...lo scirocco no, non ha mai portato niente di buono.
L'ultima volta che ha soffiato, ha soffiato forte, per tutta la notte, e si è insinuato in casa dalle fessure delle imposte facendo sbattere le porte aperte.
Ero già sveglia, non riuscivo a dormire e sentirlo non mi ha aiutata, anzi... mi sono alzata per chiudere le porte ma la sensazione che le mie gambe si appesantissero ad ogni passo mi ha bloccata. Ferma vicino la scrivania, ho sentito una lacrima rigarmi il viso, così, senza alcun motivo, anzi il motivo l'avrei avuto di lì a poco ma non lo sapevo ancora. Ho asciugato gli occhi e, rinunciando a chiudere le porte, sono tornata a letto.
Erano le 5 del mattino e quelle sensazioni negative si sono materializzate in un'unica parola, scritta in un messaggio, una di quelle parole che, in un attimo, ti fanno rivoluzionare la scala dei valori.

In questi giorni lo scirocco ha soffiato di nuovo e anche stavolta non ha portato niente di buono.
Mentre lo sentivo soffiare, mi sono giurata che mai mi sarei fatta cogliere impreparata e che, qualunque cosa avrebbe portato, sarei stata in grado di reagire.
Di certo, però, non potevo immaginare nulla di simile...
Oggi... oggi c'è stato Gianfranco Fini in paese...


scritto da Malia
alle 12:00
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venerdì, 06 marzo 2009


Cosa prevede, oggi, il manuale delle giovani abbordatrici?

Prevedeva una giornata in montagna: neve, pupazzi di neve, palle di neve, tute che rendono goffi e buffi, scii e doposcii...poi una cioccolata calda davanti a un camino, su un tappeto, tra cuscini che sono troppo ingombranti e coperte che tengono troppo caldi...ma forse è tardi!

Mi stai tradendo, vero?

Certo che no, almeno non con il cuore, perchè sì, ho ballato con 1023 uomini ma sempre immaginando che fossi tu. Anzi è pure colpa tua: mi manchi!

Mi stavi facendo ingelosire...meno male che sono riuscito a distrarmi.


Distrarti?

Con la musica, ballando...per il resto, avevi ragione, sono in astinenza: sudo freddo, ho allucinazioni, sono pallido e, cosa più grave, voglio baciarti.
Visto che alla fine stai facendo così tardi, a quella festa, potevi venire  qui al mio compleanno...


Lo sai che avrei preferito essere lì, sorprenderti alle spalle, poggiare le mani sui tuoi fianchi e, senza darti il tempo di voltarti, baciarti sul collo...e farti gli auguri di presenza...

Ti bacio


Non mi lascio baciare

No?! E pensare che stavo facendo una cosa incredibile, meno male che mi sono fermato...

Cioè?

Lasciamo stare

Infatti, se è una cosa incredibile, se l'avessi detto, probabilmente, non ti avrei creduto

Te la tiri troppo, principessa

E se ti dicessi che non me la sto tirando, ma è solo questioni d'insicurezza?

Facciamo così: da stanotte, passando per domani, elimina ogni insicurezza...
Voglio darti un bacio, adesso...
Sono già in macchina...




scritto da Malia
alle 11:53
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mercoledì, 04 marzo 2009


Non riuscivo a crederci: pensavo di avercela fatta!
Durava da tre mesi.
Un record incredibile per chi serena non lo è stata mai, nemmeno da bambina...infatti credo di essermi sempre chiamata Malia, anche se, non chiamandomi spesso, non ne ho la certezza.

Dicevo: la mia serenità durava da tre mesi e poi ieri...
Un'improvvisa voglia di piangere: lacrime tremolanti tra le ciglia, nodo in gola, fuori la pioggia...ok, va bene, c'era il sole ma non trovo una terza cosa per parlare della voglia di piangere e io scrivo sempre a tre a tre.
Ossessiva compulsiva?! Sì, può darsi...ma non mi soffermerei a...

Vabbè dicevo: la mia serenità durava da tre mesi e poi ieri una strana voglia di piangere mi ha afflitta. Ho cercato d'ignorarla e fischiettando mi sono allontanata dai posti deserti, in cui avrei potuto cederle, e sono andata alla riunione del partito...non valutando che, trattandosi del PD, la voglia di piangere sarebbe aumentata.
E' aumentata.
Tornata a casa, ho cercato di distrarmi accendendo la tv ma questi giornalisti comunisti sono tutti pessimisti e forse anche interisti e... se continuo così mi tocca prendere il dizionario per cercare altre parole che finiscono con "sti" per finire questo post-i.
Ho spento la tv  e ho deciso di radunare il Poker per uscire. Ho telefonato a Memole; ha risposto la signorina della Wind. Ma ci vuole ben altro per scoraggiarmi, così ho telefonato all'ingegnera, ma anche stavolta ha risposto la signorina della Wind.  Un po' scoraggiata, ho sparato l'ultima cartuccia, telefonando al boss, nooooo...anche lui cellulare spento???
Le lacrime erano già pronte a scorgare ma le ho abilmente ricacciate indietro, pensando che probabilmente il destino, attraverso i telefonini spenti dei miei amici, volesse dirmi di affrontare il problema e di non raggirarlo (poi oggi mi sono resa conto che i loro telefonini non erano spenti ma ero io ad aver  finito il credito e ho ricordato di non credere nel destino ma questi sono altri discorsi).
Così armata di tutto punto, e virgola, sono andata alla ricerca delle cause di quella maledetta voglia di piangere.
I "perchè" candidati erano cinque:
1)  forse perchè l'attuale "lui" da cui sono attratta non vuole avere storie serie?
  no, non credo...poi dipende...quale sarebbe l'attuale tra i tanti?!

2)  forse perchè il terzultimo "lui" per una volta ha detto una cosa carina e in realtà la mia voglia di piangere era commozione?
  no, per compensare ne ha detta una brutta a seguire!

3) forse perchè sono indietro all'università rispetto al programma che avevo fatto?
  no, sta per arrivare il rettilineo e lo sorpasserò facilmente...

4) forse perchè mi hanno detto che Babbo Natale non esiste?
  no, chi lo ha detto mente, ovvio.

5) forse perchè mi hanno detto che Berlusconi è morto?
  no, resusciterebbe...ma cosa fondamentale: non sono Cornacchione.

Niente da fare...la causa non l'ho trovata. Forse la serenità era solo un'illusione, forse ero troppo impegnata per rendermi conto del mio malessere, forse.. forse...
Caz...aspè... che giorno è oggi?!
Maledetta sindrome premestruale...








 





scritto da Malia
alle 22:45
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mercoledì, 11 febbraio 2009


Voglio scrivere. Voglio scrivere degli ultimi due mesi, di tutte le cose che mi sono successe, che ho fatto succedere. Voglio scrivere della mia vita iperimpegnata, della mia serenità.
Sì, sono serena...potrei dire felice. Potrei. Posso. Sono felice.
Vivo davvero.
Sorrido e rido di gusto come non facevo da tempo.
Mi diverto come quando uscivo con le Arpie ma ora...ora è diverso, ora sto bene: perchè sì, mi diverto, ma non sacrifico più ogni mio interesse per il divertimento, non sacrifico me stessa per essere l'ombra di chi voleva solo divertirsi.
Malia che studia. Malia che si diverte. Malia che fonda una ONLUS. Malia che organizza il carnevale in paese.
Malia nella direzione regionale dei GD. Malia che legge, che guarda film, che ascolta musica.
Malia...è tornata. O forse è per la prima volta se stessa.
E nessuno. Dico nessuno deve farla sentire in colpa per questo!


ps. poi non capisco: perchè la mia nuova moleskine è vuota quanto è piena la mia vita?!
      mmmhhhh..non riesco a scrivere...




scritto da Malia
alle 15:55
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mercoledì, 07 gennaio 2009








"I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie:
gli utopisti con la testa fra le nuvole e i realisti con i piedi nel fango"

 
...affermava George Orwell

Presa consapevolezza di appartenere alla prima categoria (non proprio come pensatore, diciamo come attivista) si apre un bivio:
continuare su questa strada e appoggiare un progetto che non avrà mai esito positivo, riconsegnando per altri 5 anni il paese a un garante del malaffare?
o cedere al compromesso e sacrificare ciò che sono per ottenere quello che voglio?


scritto da Malia
alle 12:49
commenti (14)
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